Figura 3 – Macrofotografia: si osserva il colore chiaro del legante e la presenza di “granuli bianchi”

Lo studio presentato a questo convegno riguarda appunto il terzo dei problemi elencati. Per questo scopo fu naturale iniziare una collaborazione con il C.N.R.-Centro di Studio sulle Cause di Deperimento e sui Metodi di Conservazione delle Opere d'Arte, in particolare per conoscere la composizione del calcestruzzo impiegato dai romani. Infatti l'arco, le pile e le spalle del ponte sono formate da paramenti in conci di travertino i quali formavano una casseratura nella quale veniva gettato il calcestruzzo allo stato fluido. Questo calcestruzzo alle analisi del laboratorio di resistenza dei materiali dell'I.S.R.I.M. di Terni presentava caratteristiche di resistenza paragonabili ai calcestruzzi moderni: dunque ancora più interessante diventava conoscerne la composizione, l'origine ed il modo di confezionarlo.
Il lavoro presentato è una prima sintesi degli studi sul calcestruzzo del ponte di Augusto ed è il frutto della collaborazione degli enti citati.

Scopo del lavoro

L’obiettivo di queste prime indagini è rivolto a comprendere la natura dell’impasto utilizzato dalle maestranze romane per realizzare il calcestruzzo e quindi individuare la pietra da calce utilizzata e l’eventuale miscelazione di questa con additivi al fine di aumentarne le caratteristiche coesive e di durabilità. A tale scopo è stata studiata in particolare la frazione legante e i frammenti biancastri (grumi) poco coerenti, diffusamente presenti nell’impasto. Questi vengono usualmente interpretati come parti di calce non ben amalgamati nell’impasto.

Metodo di studio

  • studio mineralogico-petrografico in sezione sottile;
  • analisi TG, XRF, XRD sono state condotte sulla porzione legante separata dall’aggregato mediante disgregazione ad ultrasuoni e successivo selezione della porzione minore di 63mm. Lo stesso tipo di analisi sono state condotte sui frammenti bianchi poco coerenti (grumi);
  • analisi EPMA è stata condotta sulla frazione legante e sui grumi.

Aspetto macroscopico della malta

La malta presenta una elevata coesione ed è costituita da un legante relativamente abbondante di colore avana e da un aggregato in cui si possono osservare macroscopicamente tre classi granulometriche. Una è rappresentata da clasti di dimensioni decimetriche e di forma angolosa di natura carbonatica (calcari, travertini). Le altre due classi sono invece distribuite in maniera omogenea e presentano rispettivamente una granulometria di 1-2cm e l’altra di circa 0.5cm. Queste frazioni granulometriche sono costituite da granuli di forma arrotondata la cui natura è prevalentemente carbonatica (calcari selciferi, scaglia rossa, ecc.).Omogeneamente diffusi nell’impasto sono presenti inoltre numerosi grumi biancastri di aspetto più o meno coerente e di dimensioni variabili dal millimetro al centimetro.


 

     
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